Shadow Coaching: illuminare le ombre

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In quasi dieci anni di corsi, convegni, seminari e conferenze su coaching e dintorni, ho imparato che sono due le fonti di apprendimento: le cose che si dicono e le persone che si incontrano. Ma soprattutto le persone che si incontrano. Certo, non è una novità: già a scuola avere un certo insegnante anziché un altro poteva fare la differenza su come vedere – e sul fatto di odiare o amare… – la stessa materia.

Ecco: quando ho frequentato la prima volta il suo corso, Donna Karlin un po’ mi ha fatto scoprire una determinata metodologia di coaching, ma molto mi ha fatto considerare in modo diverso la professione stessa che mi sono scelta. Ho ascoltato l’esposizione di concetti e preso qualche appunto, ma quello che ha davvero lasciato il segno è stato l’incontro con lei: il suo linguaggio, il suo stile, la sua “presenza di coaching”.

La fluidità dell’approccio e l’eccezionale grado di apertura dell’ascolto che hanno permesso a Donna di creare lo Shadow Coaching sono sempre attivi: come dice lei stessa nella sua presentazione (in inglese), non è un seminario sullo Shadow, bensì una sperimentazione diretta e personale del funzionamento e dell’efficacia di questa metodologia. E non potrebbe essere altrimenti: il coaching tradizionale, nelle sue più diverse declinazioni, prevede una sessione di conversazione (al massimo con il supporto di qualche esercizio): dunque nei corsi tradizionali di coaching ci si allena facendo sessioni. Lo Shadow funziona in modo assai diverso: il coach segue il cliente nel corso della sua giornata e lo osserva in azione, per poi esprimere sintetici feedback atti a illuminare le sue (appunto) ombre. Vale a dire, ciò che lui non vede di se stesso, dei propri pensieri e comportamenti. Dunque, in un corso di shadow l’insegnamento, la dimostrazione, la sperimentazione possono essere ovunque in ogni momento. E il coachee alla fine sei tu, anche se si sta discutendo di un caso di studio.

Tra esperienza e riflessione, quello che ho concluso è che lo shadow è un distillato dei principi del coaching allo stato puro: accoglienza, presenza salda ma neutrale, ascolto attivo e feedback dei più efficaci. Tutto applicato direttamente sul campo, in tempo reale. Come un vero allenatore seduto in panchina durante la partita.

Il prossimo mese di novembre Donna Karlin tiene uno dei suoi corsi a Milano. Il 23 e 24 novembre il livello base, il 25 novembre una giornata di approfondimento. A questo link tutto quello che serve per iscriversi. Ci vediamo là?

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