Elogio dell’introversione

Panoramica del Freelancecamp 2016

Bisogna essere per forza un simpatico chiacchierone, allegro ed incessantemente socievole per ottenere tanti clienti e lavoro ben retribuito?

Coachingstudio si risveglia dopo il (lungo, lo so, scusate) riposo estivo con queste righe che nascono al Freelancecamp 2016 e che sono ispirate dalla bella energia sorridente e positiva dell’evento tutto, ma soprattutto da un concetto, fra i molti dibattuti, che mi è piaciuto assai (in gergo dovrei dire: mi è risuonato molto).

Se ne è fatto portavoce in particolare Daniele Paviani, un web developer che su Twitter dice di se stesso “mi piace distinguermi senza farmi notare” e che al Freelancecamp indossava una maglietta con la scritta “Sono soltanto timido, non antisociale: potete parlarmi”. E il titolo del suo intervento (posso non dire “speech”?) era appunto: Il freelance introverso. Vale a dire: può una persona introversa, cioè particolarmente sensibile agli stimoli e al baccano esterno, bramoso del silenzio e amante del lavoro in solitaria, essere un freelance – o libero professionista che dir si voglia – di successo? O non rischia invece di morire di fame, solo e sconosciuto?

Nella nostra società, ha detto Daniele, l’estroversione è premiata: gli estroversi sono considerati più intelligenti e migliori, si confonde la parlantina con talento e competenza, la felicità è associata alla socievolezza, la leadership attribuita a personalità straripanti. Ma non è così che funziona nella realtà: le idee, le capacità, la leadership non dipendono dalla personalità, è dimostrato che leader introversi possono ottenere risultati eccellenti, non è detto che la socievolezza e la capacità di intessere relazioni (anche detto “fare networking”) siano soltanto quelle cose lì fatte di sorrisoni, grandi discorsi, affollate iniziative sociali eccetera eccetera eccetera.

Anzi: in un altro intervento, Giorgio Minguzzi ha ricordato una formula che alle orecchie di un coach dovrebbe suonare famigliare: il networking non è parlare & chiedere, bensì ascoltare & dare. E la “capacità di ascolto e di fare domande” è proprio una delle caratteristiche che Paviani ha evidenziato tra quelle che contraddistinguono le persone introverse – le altre essendo creatività, sintesi, concentrazione e ponderazione, e modi gentili.

E dunque la condizione di freelance è piena di opportunità per i timidi e gli introversi: proprio il fatto di lavorare in autonomia ti dà un’ampia possibilità di scegliere che cosa, come e quando fare, dunque può essere più facile scegliere ciò che è più adatto alla tua indole. Per superare le criticità relative alla auto-promozione e alla costruzione e manutenzione delle relazioni con una folla di interlocutori, una mano la possono dare ad esempio la comunicazione digitale e le alleanze strategiche con amici o colleghi estroversi. Un altro trucco è quello di tenere relazioni agli eventi: così ti presenti a tutti in una botta sola, e il resto vien da sé.

Morale: sì, puoi costruirti un business anche se sei introverso. Ma soprattutto: lo puoi fare da introverso.

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