Lo stupore, il coinvolgimento

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Sono anni che frequento più di una Comunità di Pratica di Coaching (CPC). All’inizio come semplice partecipante, spinta dalla curiosità di conoscere i retroscena del coaching di altri colleghi, poi sempre più convinta che in quelle sessioni si apprendeva molto. Si dava (la propria esperienza, la conoscenza, alcuni consigli…), ma soprattutto si prendeva (idee, spunti, pratiche diverse,…). Guardando indietro nel tempo, il bilancio mi dice che mi sento in pari: eppure la voglia di dare è ancora tanta.

In seguito ho avviato altri gruppi, ho contribuito a rendere interessanti le due giornate di convegno annuale, ho agito da motore affinchè alcuni buoni cambiamenti diventassero concreti (fa parte della mia natura: pensare e agire allo stesso tempo, talvolta sbagliando, evabbè, “chi nulla fa mai sbaglia”).

La parte più soddisfacente? Senza dubbio, quella di entrare in gruppi non noti, portando aria fresca e idee inesplorate. Sì, certo, anche imparare e mettere in pratica il nuovo, è di grande contentezza, ma vuoi mettere la differenza tra fare e ricevere un regalo? Quando ricevo un dono, quasi mi sento in colpa (non me lo merito… non era il caso… il solito copione già visto). Fare un regalo, invece, suscita emozioni indescrivibili, soprattutto se il regalo è azzeccato e apprezzato (quindi è una questione di puro egoismo).

Entrare in punta di piedi in un gruppo già affiatato, studiare le facce e le posture, pian piano indovinare cosa saranno contenti di scoprire, cominciare a proporre qualche idea, leggere la curiosità nei loro occhi, appassionarsi tutti insieme: tutto questo non ha prezzo.

L’esperienza più recente l’ho avuta a Cagliari. Mi sono auto-invitata, sono stata accolta come un ospite prezioso, ho scoperto un team di persone appassionate, professionisti abili nell’approfondire e nel conoscere. E l’umiltà di non accontentarsi mai di ciò che sanno.

Vorrei che i coach più esperti fossero anche questo: professionisti umili, alla costante ricerca di ciò che non sanno ancora di non sapere. E non – come invece sta accadendo un pò ovunque – consulenti tronfi del loro ingessato sapere, cementati nelle loro certezze, senza più dubbi, senza sufficiente curiosità.

Un finale amaro per questo post? No, dai, mettiamoci un po’ di miele, invitando con entusiasmo nuovi coach (esperti e non) a far parte delle CPC di Padova, Bologna, Firenze, Cagliari, Roma, Milano. Vieni con noi, ti troverai bene www.cpcoaching.it

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