Dalla Bibbia a Pinocchio passando dal coaching

lucillaGiagnoni

Si è mai vista un’artista che parla con il pubblico prima dello spettacolo? A me, frequentatrice di teatri, non era mai successo, ma per lei questa è normale abitudine. Questa tizia, tutta vestita di beige e truccata sobriamente da palcoscenico, si aggira tra le poltrone, dice “volevo conoscervi, prima di raccontare le mie storie”, chiacchiera, chiede. Poi sale sul palco, e ancora in tono dialogante e a luci accese, inizia a raccontare.

Fare cultura

Lucilla Giagnoni, è anni che porta a passeggio la sua visione dell’uomo, e lo fa con costanza premiante di teatro in teatro, proponendosi di condividere il suo pensiero e di contaminare il mondo goccia a goccia.

Il pensiero ha fatto scattare l’assonanza. Anche noi coach, in fondo, coltiviamo la stessa speranza: creare una cultura in cui il coaching sia modalità relazionale nota e assorbita, e di conseguenza che le relazioni tra umani siano rispettose e fluide.

Allora, se l’artista persegue con caparbietà il suo obiettivo, di palco in palco, perchè non possiamo farlo anche noi, di persona in persona?

Torniamo all’artista, Lucilla Giagnoni, e al suo racconto. Lei è brava, niente da dire: bella voce risuonante, variegate movenze che mimano cose e situazioni, parlantina squillante che rotola insieme alle parole scelte che produce a cascata. E il monologo, poi, è talmente carico di contenuti e significati che cerchi di non perderti neppure una frase, ben sapendo che qualcosa la dimenticherai mentre ti accarezza il cervello e il cuore. Capisci subito che dietro c’è un lavoro di ricerca e di studio che non finisce mai; e anche questo crea assonanza.

Come il coaching, ti dici cercando di non distrarti dall’ascolto impegnativo. Anche il coaching richiede presenza, voce ferma e delicata, parole accurate e dritte al punto, che non siano subito dimenticate, con punti di domanda appassionanti, che vadano dritto al cuore, e al cervello. E studio, e ricerca, perchè non possiamo non conoscere le basi, e pure il nuovo.

In particolare, Lucilla Giagnoni, mia maestra in questa occasione che ho vissuto come una sessione di coaching ricca di punti per riflettere, è studiosa di Dante e della Bibbia, e di Pinocchio. Attingendo alle sue fonti preferite, costruisce una storia che aggancia, e non ti molla più fino al suo epilogo, accompagnata da suggestive immagini video di Massimo Violato e dalle musiche di Paolo Pizzimenti. Se ti capita di incrociarla, vai a vedere un suo spettacolo, è denso.

Ecce Homo parla dell’evoluzione dell’uomo, partendo dagli alberi e dalle radici, con mille riferimenti, di cui Pinocchio è il filo conduttore. La domanda “chi è l’uomo?” riecheggia ad ogni girar di pagina, ponendoci di fronte al bivio delle scelte che la vita ci propone. E l’uomo “aeconomicus” dove ci porterà? Ci aiuterà a diventare uomo “felix”? O ci accontenteremo di credere di essere diventati homo sapiens?

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>