Toglietemi tutto ma non le CPC

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Ancora un’ode alle CPC, altrimenti conosciute come Comunità di Pratica di Coaching!
E basta, direte voi, l’abbiamo capito che ti piacciono tanto; anzi, l’abbiamo capito così bene che a frotte ci iscriviamo, partecipiamo, ci entusiasmiamo.

Dai, è l’ultima volta che le racconto (forse)!
Ecco, come ha già detto Mattia Rossi in questo stesso ambiente bloghereccio , nei giorni scorsi si sono riuniti una quarantina di coach, in occasione dell’Intergruppi, cioè l’ammucchiata dei coach provenienti dai diversi gruppi di loro abituale frequenza. Nel senso che ogni due mesi circa ci si incontra con gli stessi colleghi, una volta l’anno ci si mischia, ci si conosce meglio, si lavora insieme per un intenso giorno e mezzo, si portano a casa nuove illuminazioni e nuove energie, ci si confronta e ci si sostiene a vicenda. Il networking specifico porta sempre qualche risultato pratico.

Anche quest’anno gli argomenti erano parecchio intriganti: se non avessi avuto un workshop da condurre (insieme a Isabella Pierantoni), avrei volentieri partecipato al gruppo di Monica Ambrosini o a quello di Edoardo Gironi, entrambi affascinanti (non loro, i loro temi). Ma tant’è: io e Isabella avevamo da convincere i colleghi che è il momento di cambiare, un attimo prima dei nostri clienti, accogliendo quella grande sfida che è il web, il marketing digitale, la presenza in internet con la propria faccia e le proprie parole. Perchè non basta avere un sito e molte pagine su facebook, ad esempio, occorre anche saperle far circolare e renderle leggibili. State all’erta, potrebbe esserci qualcosa di nuovo, all’orizzonte del coaching.

Essere parte delle CPC è anche questo: sapere quando è il momento di restituire un pezzetto del tanto che abbiamo ricevuto. E io personalmente, dalle CPC ho avuto tantissimo, grazie a Sheyla Rega e ai colleghi tutti. E forse ho ancora qualcosina da rendere.

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