Utensili per il coaching: qualche proposta

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Dopo aver dato lo giusto spazio a meditazioni e riflessioni d’inizio anno, ecco il “post istruttivo” a cui avevo accennato la vigilia di Natale. Come sempre, nessun product placement e nessuna sponsorizzazione, ma opinioni spudoratamente soggettive basate però sull’esperienza personale. Partendo dalla domanda “che cosa posso fare per dare sempre più valore ai miei clienti?”, la risposta che io mi sono costruito finora si articola in due aree: il mio sviluppo personale e l’acquisizione di nuove competenze tecniche, cioè di quelle cose che di solito vengono chiamate “strumenti” ma che io definisco utensili, perché lo strumento del coaching è uno solo ed è la persona del coach. Alla fine la domanda giusta è: “che cosa posso fare per dare sempre più valore a me stesso?”. Il resto, se la risposta è data nel modo giusto, vien da sé.

Questo è il motivo per cui parlo di due aree diverse ma aggiungo che considero comunque la prima, quello dello sviluppo personale, come la più ampia e importante. E in tal senso mi sono già iscritto a 2 dei 6 moduli che compongono l’International Corporate Coaching Program. Soltanto 2 perché gli altri li ho già frequentati durante l’edizione precedente, e questi qui sono nuovi. Tra le particolarità di questo corso infatti c’è il fatto che è in continuo movimento e rinnovamento, e non c’è un’edizione identica all’altra. Altri buoni motivi per prenderlo in considerazione: mette a contatto con professionisti internazionali di grande esperienza, propone contenuti originali e freschi di elaborazione, consente di iscriversi anche solo a singoli moduli, e condivide il concetto secondo cui lo strumento del coaching è il coach con la conseguenza che non fornisce semplici nozioni ma stimoli di sviluppo profondo e sostanziali. Insomma, è coaching (e di quello potente).

Discorso simile vale per lo Shadow Coaching di Donna Karlin: vero, si parla di una tecnica di coaching, quindi di un utensile, e si guadagnano pure dei CCEU. Ma dopo aver frequentato i corsi del 2014 e del 2015, quello che vi dico è: andateci e fate la conoscenza di Donna Karlin, ascoltate ciò che dice ma soprattutto lasciatevi ispirare da ciò che fa e da come lo fa, dal suo stile, dalla profondità e insieme essenzialità del suo approccio, dall’incisività della sua presenza e della potenza della sua energia.

Altra iniziativa che mi pare interessante, di quelle che non si limitano alle tecnicalità ma promuovono una visione del mondo: alludo a Isabella Pierantoni e al suo Coaching Generations, che sembra una formazione sul tema della “convivenza generazionale” ma in realtà – almeno da quello che annuso conoscendo la persona e leggendo i suoi scritti – è una porta spalancata su una concezione di società civile e professionale radicalmente diversa, nuova e necessaria. Di questo corso non ho esperienza diretta, ma ho buoni motivi per ritenere che ne valga la pena.

E poi… ci sarebbe il sottoscritto. Ebbene sì, una bottarella di auto-promozione ce la metto, e vi dico che dal 13 al 15 aprile terrò una sessione di certificazione per l’uso di DoLquest. Oggi mi sono già dilungato troppo, quindi per mi limito a rimandarvi alla spiegazione che ho messo sul mio sito, e poi magari ci ritroviamo su questi schermi tra un po’.

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