Si fa presto a dire “stile”

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Ognuno ha il suo stile. E questo ce lo siamo già detto da un pezzo.
Ogni coach ha il suo stile. E anche questo ormai è assodato.
Andarsi a confrontare il proprio stile di comunicazione esterna (il come ci si veste, per intenderci), con il proprio modo di espressione verbale (e non), è curioso. Io l’ho fatto, e qui lo racconto.

Intanto la cosa interessante (forse) è intuire quali delle tante contaminazioni con il coaching, che emergono dal mondo circostante, possono effettivamente arricchire la pratica. Cioè, non è che tutto fa brodo: non tutto contamina, non tutto incrementa. Alcune situazioni sì, offrono similitudini, occasioni di riflessione, parallelismi di grande rispetto. Altre invece si rivelano totalmente superflue, oppure inadatte a noi; ma se non proviamo, non possiamo sapere.

Dunque, quando mi sono imbattuta nel Corso Immagine e Stile di Anna Turcato , non ci ho pensato granchè, mi sono iscritta al volo. Non che io sia una che veste male (nessuno mi ha mai esclamato: ma come ti vesti!!! – e conosco persone del mio ambiente gravitazionale prossimo che sarebbero capaci di farlo con spietata indifferenza per il mio orgoglio), nè sono una fashionista (nel senso di una pazza per la moda…), nè una (troppo) vanitosa. E’ che quella parola “STILE” mi ha fatto risuonare un campanello interno: in che modo il nostro stile di coach (il modo di interloquire con il cliente, il tono di voce, lo sguardo, le espressioni del viso, la gestualità, e molto altro) si avvantaggia (o si svilisce) tramite i vestiti che indossiamo e come li portiamo? Quanto ciò che indossiamo – e come lo facciamo – influisce sulla conversazione che intavoliamo con il coachee?

Il risultato della giornata è stato eccellente. Mi sono divertita due volte: come femmina che non disdegna l’aspetto esterno e la cura di sè, e come professionista che vede confermate le proprie teorie. Ho imparato quali sono i colori e i tagli d’abito che mi stanno meglio; che esistono le “divise” personali che ci fanno sentire a nostro agio in quella specifica situazione, magari più faticosa del solito (giornate d’aula, per esempio, oppure in viaggio); che il dettaglio fa la differenza; che è bello star bene nei propri vestiti se questi vengono scelti con cura fin dall’inizio.

Ho appreso che esistono motivazioni completamente diverse per fare la stessa cosa: ogni partecipante è arrivata (tutte donne, naturalmente, ma di questa discriminazione maschile ne parleremo in altra occasione) con i suoi perchè ed è ripartita con le sue promesse. Ma continuiamo a parlarci via facebook, perchè non sai mai dove ti porta il networking.

Ancora una volta ho avuto la conferma che seguire il proprio intuito è sempre un buon investimento (se qualcosa ci piace o ci assomiglia, prima o poi tornerà utile); così come l’avvallo che l’abito fa il coach.

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