Poirot e il coaching

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Una delle immagini più di frequente accostate alla figura del coach è quella dell’esploratore. Dall’esploratore all’investigatore il passo è breve, e infatti mi è capitato di trovare anche riferimenti di questo tipo. Personalmente, ho sempre preferito la prima: l’atteggiamento degli esploratori, che si addentrano in territori ignoti guardandosi in giro pronti a notare e registrare ogni dettaglio di qualsiasi natura, mi è sempre parso il più vicino a quello opportuno per un coaching efficace.

So che in questo agisce la mia diffidenza per tutto ciò che si affida esclusivamente alla pura razionalità, al ragionamento asettico: l’investigatore classico della letteratura di genere, da Sherlock Holmes in poi, è appunto sostanzialmente un geniale utilizzatore di quelle che Hercule Poirot chiama “celluline grigie”. Fino al caso estremo di Nero Wolfe, che nemmeno esce di casa e si limita a ragionare sulle informazioni che gli vengono recapitate dal fido Archie Goodwin e dagli altri personaggi.

Se non si fosse capito: la vocazione per l’esplorazione non mi ha impedito di farmi una (superficiale) cultura anche nel campo dell’investigazione. E qualche giorno fa una conversazione tra Hercule Poirot e il suo amico capitano Hastings mi ha ricordato all’istante una delle domande che più spesso ho sentito ripetere a Donna Karlin durante il suo corso sullo Shadow Coaching: “fatto o opinione?”.

    – Quelle due Tripp sostengono che la Lawson rimase sbalordita nel sentire le disposizioni del testamento – osservai.
    – Questo è quanto la Lawson disse loro.
    – E lei non lo crede?
    Mon ami, lei sa quanto io sia sospettoso per natura! Non credo nulla di ciò che vien detto da chicchessia a meno che non possa essere confermato e corroborato di prove.
    – Che gentile, fiduciosa natura, mio vecchio amico!
    – ‘Lui dice’, ‘Lei dice’, ‘Essi dicono’… Che cosa significa? Assoluta verità? Utile menzogna? Io tengo conto unicamente dei fatti

(A. Christie, Due mesi dopo, Oscar Mondadori, Milano 1979, pag. 83)

Come se non bastasse, due pagine più avanti Poirot dice: “E’ stato il mio compito di oggi: ascoltare, ascoltare tutto ciò che ognuno aveva da dirmi intorno a quelle sette persone”.

E’ il lavoro del coach: ascoltare attentamente e aiutare a discernere opinioni e percezioni dai fatti. Da cui una delle Grandi Domande di Coaching: “che cosa ti fa pensare che…?”.
Sfida del giorno: essere coach più efficaci del grande Hercule Poirot.

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