All’EXPO con DoLquest

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Ebbene sì, ci sono stato anche io, all’Expo. Tranquilli no, non intendo propinarvi l’ennesima recensione, né illuminarvi con “i 7 consigli per la visita perfetta” o con le “14 cose da non perdere”. Voglio parlare di soli 2 padiglioni, o meglio: delle considerazioni che ho fatto dopo averli visitati uno dopo l’altro.

All’Expo ci sono andato in perfetto stile coaching: cioè come quando sei all’inizio di una sessione e non hai idea di che cosa potrà accadere. Nessuna pianificazione dettagliata, nessuna priorità, nessun obiettivo pre-stabilito se non quello di “andare a vedere che roba è”. Con queste premesse, mi è capitato il caso di visitare consecutivamente il padiglione del Regno Unito e quello della Spagna, ed è stato un interessante salto da una cultura all’altra.

Il padiglione britannico è costruito intorno a una metafora: il Regno Unito è “un alveare di innovazione e creatività”, in cui convergono risorse e saperi provenienti da tutto il mondo per incontrarsi, miscelarsi e produrre un progresso sostenibile. Un percorso a zig-zag attraverso un prato conduce il visitatore fin dentro una cella dell’alveare, completamente vuota e decorata soltanto da schermi su cui scorrono alcuni filmati. E’ possibile poi salire sul tetto della cella e trovarsi avvolti dalla struttura metallica che rappresenta l’alveare.

Il padiglione iberico è qualcosa di completamente diverso: un percorso di luci, musica, fotografie, filmati e installazioni attraverso le risorse naturali e la gastronomia della Spagna. Un’esperienza di immersione totale in una suggestiva sollecitazione di tutti i 5 sensi, compresa una semplice proposta interattiva che coinvolge il visitatore in prima persona.

Come detto, due approcci agli antipodi l’uno dell’altro: il padiglione UK è sintetico, essenziale fino alla rarefazione, un esercizio di astrazione e riflessione razionale; quello spagnolo si diffonde in una narrazione esplicita, emotiva, sensoriale. Pensiero ed emozione, astrazione e sensazione, approccio corticale e approccio limbico: sono le considerazioni sorte spontaneamente nella mia testa pochi minuti dopo essere entrato nel padiglione spagnolo.
Cioè: mi sono trovato a usare alcune delle chiavi di lettura che ho imparato con DoLquest, il questionario sistemico a base neuroscientifica che utilizzo nei percorsi di coaching individuale, e che aiuta a far emergere la consapevolezza del tipo di approccio e di risorse che caratterizzano una persona. E che caratterizzano gli interlocutori: così, se sei sul versante “spagnolo” sai come fare per comprendere il punto di vista di chi sta sulla sponda “inglese”, farti capire, evitare di giudicare. E viceversa. Chissà che tipo di interventi ha in mente il team coach dell’Unione Europea…

PS: vi ho già detto che il 23 settembre comincerà il corso di tre giorni per la certificazione all’uso di DoLquest? Scrivete pure a info@mattiarossicoach.com per dettagli e iscrizione.

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