Parlami di te in 1 parola

Quante volte abbiamo sentito, e magari ripetuto noi stessi, i concetti basilari della vendita? Se vuoi fare presa sui potenziali clienti e convincerli a comprare il tuo servizio, il primo a essere davvero convinto devi essere tu. E per essere convinto, bisogna che tu abbia ben chiaro chi sei, quali sono le tue motivazioni, che cosa puoi dare al cliente che gli altri non danno, e via di questo passo. Tutto vero in generale, e a maggior ragione quando si tratta di coaching, dove il servizio si identifica con chi lo eroga e il cliente compra non il coaching, bensì il coach.

Ecco allora una fonte di ispirazione che ho trovato particolarmente stimolante: è un’intervista in cui non si parla di coaching bensì di fotografia, ma toccando aspetti validi per tutti. A partire dalla prima frase: “Ognuno dovrebbe scavare dentro di sé e cercare la parola che più lo rappresenta e intorno a questa costruire il proprio mestiere”. Perché ognuno di noi è assolutamente unico, e “bisogna lavorare sulla propria distonia che diventa stile”.

Parentesi: stimolare l’interlocutore a “cambiare punto di vista” è ciò che fa il coach, no? Chiusa parentesi.

E’ poesia ma anche prosa, arte di quella che dà da mangiare, visto che a parlare è Giovanni Gastel, uno dei più importanti fotografi italiani in attività e dimostrazione vivente  del fatto che portare con consapevolezza la propria autenticità e unicità nel business non è solo possibile, ma doveroso. Insomma: è proprio così che funziona.

Ho buttato lì un paio di considerazioni, ma credo proprio che – leggendo e rileggendo l’intervista con il pensiero rivolto alla propria esperienza e alle proprie aspirazioni di professionista del coaching – ciascuno possa fare le proprie riflessioni, e cavarne le proprie domande di coaching.

Ad esempio: qual è la tua parola?

PS: buon Ferragosto e… ci risentiamo a settembre