Metti la maschera… e sogna

Ogni giorno indossiamo una maschera espressiva, insieme ai vestiti scelti per l’occasione. C’è la maschera sorridente per offrire al mondo un’immagine serena, oppure quella imbronciata per tenere gli altri a distanza; la maschera allegra per nascondere i nostri piccoli o grandi crucci, o quella appositamente assente per celare qualsiasi emozione. Con la nostra maschera addosso, siamo liberi di sognare senza che nessuno rubi o rida dei nostri pensieri.

Visitando il Simposio Culturale Internazionale di Schignano , dove di maschere se ne intendono, intagliandole nel legno da tempi infiniti, ho incontrato un attore che usa le maschere per esprimersi meglio. Ma come! Pensavo che dietro la maschera ci si nascondesse. E invece no – dice lui – la maschera nasconde il viso per dare spazio al corpo, eppure di riflesso anche la maschera si mostra. Il fatto, me lo dimostra con maschere neutre, naturalmente.

Subito il pensiero (deformazione professionale?) si associa al coaching: con la sua presenza il coach sta vicino al coachee senza esprimere giudizio nè parere. Ma la sua espressione fisica e facciale è altrettanto brava nel dimostrare il giusto distacco eppure una certa vicinanza emotiva? Quanto occorre trattenersi e quanto invece mostrarsi? Come riuscire a rappresentare un buon equilibrio partecipativo e allo stesso tempo mantenere la distanza? In che modo assumerne la padronanza comportamentale?

Due sono le considerazioni che ne conseguono:

  1. Questo è tema per approfondire un’altra “area grigia” del coaching, dopo le molteplici affrontate e dipanate in parecchie sessioni della CPC1 (Comunità di Pratica di Coaching )
  2. Quante affinità si potrebbero incrociare inserendo nella formazione del coach (e del formatore-coach) elementi teatrali, semplicemente parlandone con un attore? Ecco un’altra occasione di contaminazione tra coaching e … altro. 

Molte domande affollano la mia mente, sempre trainata dal desiderio di contribuire a diffondere la cultura del coaching, seguendo autostrade conosciute ma pure sentieri inesplorati. Intanto, le Maschere di Schignano hanno lasciato un altro segno, e viceversa.

Che ne pensi di questa faccenda della “maschera del coach”?

Marina Fabiano