Letture: dell’organizzazione presente e futura

Avete voglia di sfidare le più radicate convinzioni in materia di organizzazione aziendale?

Ho appena finito di leggere un libro uscito nel febbraio 2014, che racconta storie interessanti e sorprendenti a proposito di aziende che hanno raggiunto il successo applicando un modello decisamente contro-intuitivo. Si tratta di Reinventing Organizations di Frederic Laloux (attualmente disponibile solo in inglese), che nel sottotitolo si auto-definisce “una guida per creare organizzazioni ispirate dal nuovo stadio evolutivo della coscienza umana” (“A Guide to Creating Organizations Inspired by the Next Stage of Human Consciousness”).

Il presupposto teorico è che il modello organizzativo predominante in ciascuna epoca deriva dallo stadio evolutivo in cui si trova la coscienza collettiva dell’umanità, con relativa visione del mondo e concezione dei rapporti tra individui: si parla di organizzazioni modellate come un branco di lupi, basate sulla divisione del lavoro sotto il comando monocratico di un’autorità centrale; strutturate secondo i principi del comando e controllo, in una gerarchia scalabile, organizzate per processi stabili, come un esercito; considerate alla stregua di una macchina da competizione finalizzata a raggiungere obiettivi, affidandosi a innovazione, accountability e meritocrazia. Infine è arrivata l’azienda come famiglia: ancora una struttura piramidale, ma in cui l’accento è posto sulla condivisione di valori e  cultura, e sull’empowerment.

E qual è il nuovo modello? E’ quello che considera l’organizzazione come un organismo vivente, dotato di una propria individuale personalità, vita, volontà. Le strutture organizzative, i processi, i drivers tradizionali sono completamente sovvertiti: queste aziende sono caratterizzate dal totale self-management dei dipendenti, dalla ricerca della presenza delle persone nella loro integrità (striving for wholeness), dal perseguimento prioritario dello scopo evolutivo dell’azienda (evolutionary purpose). Laloux racconta una dozzina di aziende, fra i 100 e i 40mila dipendenti, nei dettagli delle strutture, dei processi, delle pratiche e delle culture. Aziende appartenenti ai più diversi mercati dell’industria e dei servizi, che non si sono mai poste il Profitto come obiettivo prioritario e che nonostante ciò (o forse proprio per questo?) stanno facendo soldi a palate e registrano tassi di crescita invidiabili.

L’autore stesso non conclude in modo categorico che questo sia il modello destinato ad imporsi nel prossimo futuro: si limita a registrare l’esistenza di un certo numero di casi significativi di successo, lasciando ai posteri l’ardua sentenza. Una cosa però è certa: queste pagine raccontano esperienze reali, diversificate e consolidate negli anni. Ce n’è abbastanza per, come minimo, farsi qualche domanda. E magari azzardare pure qualche risposta.