Scommetto che c’entra il coaching, nel modo di rivolgersi ai dipendenti, di trattare i collaboratori. Dove conoscono il coaching, e lo applicano, si nota la differenza: le persone che lavorano in questi luoghi lo fanno con soddisfazione e senso di appartenenza; c’è la fila di geniali talenti che vorrebbero entrare e prestare menti e braccia alla realizzazione del business; i capi sono dei mentori, i collaboratori fanno del loro meglio per imparare e divulgare, tra colleghi c’è gara per dare manforte e condividere. Cos’è? Il paradiso terrestre del lavoratore? No, sono soltanto le aziende premiate “Great place to work”, dove il business, di conseguenza alla soddisfazione professionale dei dipendenti, produce profitto nonostante la crisi. Parola di Fater, Microsoft, Coca-cola, Cisco, Elica, W.L. Gore, FedEx, Mars, American Express, Decathlon: le prime 10 al mondo. Idea di self-marketing: proporsi come coach in ciascuna delle aziende premiate. Se già utilizzano coach esterni, mettersi in fila e farsi conoscere. In caso contrario (improbabile, ma possibile), far conoscere le meraviglie del coaching e presentarsi. Chissà mai.
L’azienda felice sente meno la crisi
June 2nd, 2009 · 0 Commenti
Categorie: Coaching




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