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Il tuo coaching è pulito?

April 2nd, 2009 · 5 Commenti

Negli ultimi tempi il coaching è diventato “di moda” e, non nascondiamocelo, una discreta fonte di reddito professionale. Ma siamo sicuri di sapere bene come si esercita il coaching? E’ sufficiente leggere la letteratura più attuale, seguire gli eventi che trattano l’argomento, partecipare a corsi di coaching?

Mi è piaciuto ciò che scrive su questo tema il collega Bob Selden, del quale ho appena letto e recensito un ottimo testo, non di coaching ma di approfondimento manageriale; vi invito alla lettura dell’articolo, alla riflessione e, perchè no, alla condivisione del vostro punto di vista.

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Categorie: Coaching · Recensioni

5 responses »

  • 1 Marco B. // Apr 7, 2009 at 10:03 am

    La regolamentazione non è a mio parere sinonimo di preparazione: nel caso del coach si tratterebbe di prendere una figura professionale di origine anglosassone , nata in un mercato libero , concorrenziale , senza barriere all’ingresso, e trasferirla nella realtà italiana sotto mentite spoglie, creando un ennesimo ordine professionale in aggiunta agli oltre 70 già esistenti. Lo scopo della certificazione dei coach ( ICF o altro) non credo sia quello di creare una nuova casta, autoregolamentata, autoreferenziale, ma di dare valore alla professione attraverso riconoscimenti qualitativi la cui valutazione è riservata in ultima analisi al mercato.

  • 2 Giancarlo // Apr 6, 2009 at 1:54 pm

    Senza una regolamentazione della figura del coach, il rischio di trovare persone poco preparate purtroppo esiste sul serio!

  • 3 marina // Apr 3, 2009 at 12:16 pm

    Ti dirò, caro Marco, che tra “ascolto attivo” e “coaching pulito” sono un pò combattuta, ripensando al mio stile di coaching. Riflettendo sulle diverse persone con cui ho seguito percorsi di coaching, sono sempre più convinta che una delle nostre migliori abilità sia l’adattarsi alla modalità di apprendimento del singolo cliente. E quindi essere di volta in volta dei coach diversi, talvolta “puliti”, talaltra “ascoltando attivamente”. Grazie della tua attenzione e dei tuoi commenti molto puntuali.

  • 4 Marco B. // Apr 3, 2009 at 8:41 am

    Dalla lettura dell’articolo di Bob Selden traggo due considerazioni.

    La prima , relativa alla sua scoperta di un coaching “pulito”, basato cioè su domande prive di valutazioni personali da parte del coach. La versione di coaching “pulito” prospettata da Bob modifica in maniera sostanziale il modo più usuale in cui si realizza una delle 11 competenze del coaching secondo l’Icf , ovvero l’ascolto attivo. L’ascolto proposto da Bob libera il coach persino dal compito di riassumere quanto affermato dal coachee, prima di procedere nella conversazione.
    Condivido la meraviglia di Bob nel momento in cui afferma : “In its purest form, “clean” at no stage uses the traditional techniques of reflective listening. Now that was (and is) a revelation for me!”

    La seconda osservazione riguarda i riferimenti bibliografici. Più che essere incuriosito dalla lettura di “ The Boss”, visto che si parla di linguaggio pulito, esco da questa riflessione stimolato dal seguente testo : “Clean Language - Revealing Metaphors and Opening Minds” (Crown House Publishing 2008) scritto da Wendy Sullivan and Judy Rees.

    Grazie delle preziose segnalazioni.
    Marco

  • 5 marina // Apr 2, 2009 at 3:23 pm

    Mi auto-commento per sottolineare il significato di “pulito”: Bob ed io intendiamo la pulizia delle domande, prive di pregiudizi e opinioni personali, che non guidano nella direzione che riteniamo migliore per il cliente. Se poi vogliamo aggiungere la pulizia del linguaggio, corretto e garbato, meglio ancora.

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