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Cambiamenti positivi in tempi brevi

March 16th, 2009 · 4 Commenti

Coaching2009

Così dicono le più recenti ricerche a proposito del coaching. Ne ho lette alcune, le ho riassunte ed interpretate per voi, ne ho estratto un documento per aggiornare clienti, coach e coachee sull’evoluzione del coaching da oggi in poi. Buona lettura.

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Categorie: Coaching · Interviste

4 responses »

  • 1 Giancarlo // Mar 31, 2009 at 8:05 pm

    Oggi un buon coach deve soffermarsi sulle richieste insistenti di consigli su come comportarsi nella pratica quando la crisi toglie il lavoro ai nostri clienti. L’insicurezza professionale rischia altrimenti di diventare il male del Secolo, ma sappiamo bene che possiamo con le nostre risorse riuscire a costruirci una stabilità emozionale che ci aiuti ad essere più concentrati e forti di ogni crisi.

  • 2 Marco B. // Mar 18, 2009 at 10:26 am

    A parte alcune definizioni che mi sono apparse un po’ forzate, prendo atto senza troppi sussulti della sintesi che hai proposto: in particolare l’accostamento tra sviluppo della leadership e coaching mi trova del tutto d’accordo.
    Segnali di slittamenti dell’opinione pubblica verso confini pericolosi non ne ravviso; semmai trovo conferma del fatto che il coaching debba essere proposto ai clienti non già come un intervento a sè stante, ma nell’ambito di un più ampio ventaglio di strumenti a disposizione della consulenza e della formazione. Non è un caso che i principali corsi MBA includano il coaching nei loro programmi di studio, evitando alla sua indiscutibile specificità di trasformarsi in uno splendido isolamento.

  • 3 marina // Mar 18, 2009 at 9:05 am

    Considera che quanto esposto nell’estrapolazione è frutto di tre ricerche diverse, effettuate interrogando oltre 1500 persone. Dobbiamo perciò prendere atto che esistono forti opinioni sul coaching che potrebbero anche differire da ciò che noi pensiamo (e quindi agiamo). Quale potrebbe essere il nostro compito di coach, nel capire che l’opinione pubblica (seppure estera) sta slittando verso confini pericolosi?

  • 4 Marco B. // Mar 17, 2009 at 11:32 am

    Riflessioni provocate dall’ottima e utile ricerca di Marina Fabiano:

    1. Indurre cambiamenti è per me un’espressione nuova , in materia di coaching: mi suona troppo forte, come a sottolineare un potere primario del coach in una relazione che è invece di tipo circolare e ha come protagonista il coachee. Non basta il termine “facilitatore” per attenuare quest’interpretazione personale.
    2. L’idea che il life coaching sia materia per counselor e terapeuti mi sembra un modo per creare divisioni inutili all’interno della professione. John Whitmore, nella conferenza di febbraio, pur essendo un executive coach non si è soffermato su distinzioni terminologiche tra life ed executive. Alcuni modelli di coaching manageriale prevedono un coinvolgimento diretto delle emozioni del cliente e una considerazione approfondita delle sue esperienze personali di vita ( Goeta).
    3. Il coaching sembra non funzionare solo per cause derivanti dal coachee: il coach esperto non sbaglia mai, a parte le “disparità relazionali” ?
    4. Il coaching non è terapia, né counseling , ma trae molti elementi operativi dalla psicoterapia e dalle varie scuole psicologiche che si sono succedute negli anni: succede questo anche nell’executive, forse senza accorgersene. E a volte , come sottolinea Paolo Terni, il coach deve anche saper vestire l’abito del consulente, al momento dell’incontro con l’azienda committente , quando si valutano gli aspetti organizzativi nei quali l’intervento di coaching è destinato a incidere.

    Grazie per gli spunti di riflessione.

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