Un giovane (si fa per dire) collega, di recente avvicinamento al coaching, condivide sensazioni interessanti:
Studiare gli strumenti per il coaching ti rende istintivamente sensibile a cose che prima non vedevi. Domenica è successo appunto ciò. Voglio dire: ho colto il significato complessivo (cosmico) di qualcosa che è successo, anzi: che NON è successo. Ed è stata una chiave di lettura riassuntiva della mia vita passata, e propulsiva per la mia vita presente e futura.
Leggi il seguito della situazione appiccicosa
Grazie giovane (si fa per dire) collega, condividere le tue emozioni, far emergere un lembo di coscienza che ti consentirà di accrescere la tua conoscenza del coaching, è un atto di grande generosità.
p.s. Questo giovane (si fa per dire) collega, tra l’altro, è uno scrittore sopraffino: chi volesse conoscerlo non ha che da chiedermi l’indirizzo, che qui non riporto per questioni di confidenzialità (ricordate? È una delle competenze del coaching, tra le più quotate!)


2 responses »
1 marina // Nov 10, 2008 at 9:37 am
Giusto, Marco. Anch’io avevo pensato (e ho chiesto al giovane (si fa per dire) collega): beh? Le domande allora le hai fatte tu? Ma per quella volta - mi dice - si è limitato a rilevarne la mancanza.
2 Marco // Nov 7, 2008 at 12:04 pm
Strano che un aspirante coach lamenti l’assenza di domande da parte degli interlocutori: mi sarei aspettato che le domande le ponesse lui , catalizzando - come si suol dire - la conversazione da una posizione di attesa a una più propositiva.
Anche in questa situazione appiccicosa una provocazione intelligente da parte di Marina, che aiuta a riflettere su quanto appare a prima vista un’indiscutibile verità.
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