I puristi del coaching arricceranno il naso, i consulenti professionisti solleveranno le sopracciglia, la puzza sotto il naso aleggerà minacciosa: di coaching ce n’è uno solo.
Che altro (o chi altri?)?
Eppure…non nascondiamoci dietro il classico filo d’erba. Oggi la parola “coach” è di moda, attira l’attenzione. E se ne sente parlare nelle declinazioni più diverse: lo shopping coach, il coach motivazionale, il manager coach, il coach relazionale (dating coach), quello per sedare i conflitti, il classico coach sportivo e quello positivo, ed anche l’e-coach, il coach scientifico e quello per il look più attuale.
Tra tutti, il diet coach è quello che mi ha fatto levare il cappello all’idea innovativa, e che apprezzo perché almeno deve essere preparato e competente per far bene il suo lavoro.





2 responses »
1 marina // Jun 30, 2008 at 6:31 am
Sempre attento e acuto, caro Marco: grazie dell’approfondimento. Forse però esageriamo, pretendendo che il coaching dilaghi ovunque. Mi accontenterei, nel caso di una professione che usa “coach” a fianco della sua descrizione, che venga proposta con grande serietà ed eccellenza di competenze.
2 Marco // Jun 29, 2008 at 8:50 am
Cara Marina , colgo questo tuo post come una stuzzicante provocazione, in linea con l’atteggiamento di stimolo di un coach del tuo livello e preparazione.
A mio modesto parere le declinazioni del coaching possono essere molteplici, senza essere confuse con tentativi eretici di discostarsi dai percorsi normalmente riconosciuti. Così trovo condivisibili le tue originali considerazioni riguardo al diet coach, purchè si tratti di un’attività che si muova all’interno di protocolli di coaching basati quanto meno su presupposti e atteggiamenti rispettosi della personalità del cliente e della sua capacità di ottenere soluzioni ottimali esclusivamente autogenerate. Se il diet coach, laureato in scienze dell’alimentazione e specializzato in dietologia, usa metodi anche verbali più da medico che da coach (indagando le cause molto più che le azioni migliorative future) o fornendo ricette precostituite al posto di soluzioni concepite dal cliente, probabilmente si tratterebbe di una declinazione del coaching se non altro discutibile.
Per altri versi anche l’ICF, riconoscendo pieno diritto di cittadinanza all’interno della suo sito internet a speciali gruppi d’interesse (SIG) che si occupano di tematiche specifiche in tema di coaching, dimostra di essere aperta a tutte le specializzazioni che la professione propone, purchè restino nell’ambito di alcuni principi fondamentali universalmente riconosciuti dalle principali associazioni internazionali che si occupano della professione.
Un saluto
Marco B.
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