Mi invitano ad una colazione di lavoro, completa di brioche e cappuccino, alle 7 e mezza del mattino (glup!). Faccio buon viso di fronte alla levataccia (me l’ha chiesto una collega stimata, come posso rifiutare? e poi la faccenda mi incuriosisce). Perchè mai un manipolo di rispettabili professionisti rinunciano a preziosi minuti di sonno per incontrare altri rispettabili professionisti con cui non hanno nulla da spartire?

Errore: certo che hanno qualcosa da spartire!
L’obiettivo di questi incontri è sì di entrare in contatto con colleghi di settori diversi, ma anche di avere delle referenze da diffondere, quindi dare informazioni ad altri a proposito di altre persone. Si vede il sasso lanciato nello stagno, con tutti i suoi cerchi concentrici che si allargano e portano l’informazione laddove serve. Gioco di relazioni trasversali, dove l’informazione riveste i panni del dado che fa avanzare le pedine.
Il metodo funziona bene perché è strutturato, nulla è lasciato al caso, tutto è incasellato e collezionato, così i risultati arrivano. Sembra poco flessibile, ma la ragione di ciò è chiara. Necessita impegno: partecipare alle riunioni una volta alla settimana – per farsi conoscere e per conoscere gli altri, sennò come si possono diffondere referenze se non ci conosciamo? Basato sul do ut des, o per dirlo all’inglese sul “givers gain”. Io faccio qualcosa per gli altri, in cambio ottengo qualcosa. Fiducia reciproca da coltivare. Ogni gruppo – e solo a Milano ce ne sono 9 attivi e funzionanti – ha le sue regole di incontro.
Non è un gruppo di chiacchieroni e basta, le parole scambiate hanno un fine e un filo logico. Il vantaggio è quello di avere un network di colleghi che lavorano per me, l’impegno è quello di parlare anche degli altri. Entrare in questo network ha un costo non indifferente, di denaro oltre che di impegno tempo/azione: ciò dovrebbe garantire la serietà e la qualità dei partecipanti, i perditempo non ottengono spazio né attenzione. Le testimonianze garantiscono che il passa parola funziona. La molla motivazionale sta nel desiderio di allargare la conoscenza della propria attività cercando nuovi clienti e allo stesso tempo far qualcosa per gli altri.
Il sito di riferimento BNI Italia aiuta a trovare il gruppo giusto – in ogni gruppo non possono esserci due professionisti che agiscono in concorrenza tra di loro, quindi offre esclusiva di ruolo ed anche il professionista di riferimento ha la sua vetrina tramite il sito. Portando avanti la nomea della “qualità”, chi li conosce comincia ad usarli per entrare in contatto con professionisti che, dato che sono in questo giro, sono di certo seri e affidabili.
Tra il network virtuale e quello in carne ed ossa, chi vince?




2 responses »
1 marina // Jun 16, 2008 at 3:03 pm
Ottima soluzione, il network virtuale - come Linkedin - ammesso di riuscire a passare oltre la diffidenza. Forse possiamo dire che funzionano entrambi, per ragioni o obiettivi diversi: è come dire meglio un gruppo piccolo o uno grande? Meglio un team di persone uguali o di persone diverse? Tutto ha un pro e un contro. Cerchiamo, di volta in volta, di trovare l’equilibrio, per non franare in una sola direzione.
2 claudio // Jun 16, 2008 at 2:00 pm
“Tra il network virtuale e quello in carne ed ossa, chi vince?”
Ecco, bella domanda!
A oggi quello “in carne ed ossa” batte di gran lunga quello virtuale (che è molto più facile da gestire e ampliare però…)
Rilfessioni su LinkedIn e simili?
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