La partita del manager
I segreti del calcio per dominare il business
Di Theo Theobald e Cary Cooper, ed. Etas
Nonostante i nomi curiosi, gli autori sono noti professionisti inglesi dell’ambiente formativo manageriale. Inoltre, essendo inglesi, do loro credito come estimatori della realtà calcistica. E’ perciò che li leggo, ed ascolto i loro suggerimenti con interesse, pur domandandomi:
E’ questo l’ennesimo manuale per manager-allenatori da accomunare ai coach sportivi?
Abbiamo davvero bisogno di un’altra similitudine tra team dirigenziali e squadre di calcio?
Come possiamo declinare il gol e rileggerlo secondo il linguaggio del business?
Eppure! La metafora del calcio, sport amato dai nostri businessmen internazionali, vale più di qualsiasi vocabolario in comune. Mettete insieme un gruppo di dirigenti uomini – e qualche donna che ultimamente si è adattata a fare buon viso al tema apprezzato dalla maggioranza – buttate là qualche commento sul calcio ed otterrete un campo da gioco pronto per essere affrontato con l’energia a mille, almeno a parole.
Gli autori parlano di passione e ambizione, coaching e lavoro di squadra, disciplina e comportamenti efficaci, competenze ed ostacoli. Termini che – già in fase introduttiva – fanno capire che business e gioco hanno molto da spartire. D’altra parte è diventato sempre più di moda, proprio perché davvero utile, portare il proprio team a conversare con una squadra sportiva, per scoprire che le loro difficoltà assomigliano alle nostre; che i nostri successi si rispecchiano nelle loro vittorie; che celebrare e festeggiare un nuovo traguardo è pratica abitudinaria e gradita per entrambi i nuclei di individui. Le similitudini tra team e squadra sono davvero infinite e questo tipo di contaminazione sta cominciando a funzionare anche in senso inverso: il gruppo sportivo apprende dal team manageriale, così come altri generi di misture comportamentali possono assorbire dall’osservazione di ciò che altrove funziona meglio.
Altra domanda sollecitata dalla lettura di questo gradevole manuale: quanto è importante l’ambizione per il raggiungimento del risultato di squadra? Dipende se siamo bradipi, tigri o diavoli di Tasmania. Qualche leggero test, poco impegnativo ma efficace, permetterà di identificarci e di avviare quelle utili riflessioni, anche di gruppo, che normalmente non avremmo pensato di voler fare.
Non trascura neppure la passione, questo manualetto simil-leggero. Sì, certo, la passione del tifoso la comprendiamo facilmente: ma suvvia, quale passione possiamo decifrare nel management team? Facciamo fatica a vederla? Peccato! Avete mai pensato alla soddisfazione di una riunione ben fatta, dove non si arriva in ritardo sbuffando per il prossimo tempo perduto e da cui si esce invece con la sensazione di aver progredito? E che dire dell’eccitazione di un progetto che procede fluido e senza trascinamenti, di risultati grandiosi che portano orgoglio e – perché no? – benefici tangibili? E come chiamare quell’energia che accende il cervello al risveglio e lo mette in moto con positiva accelerazione? Sì, è quella; è la passione di far bene il proprio lavoro. Qui se ne parla un bel po’ e si aiuta ad indirizzarla.
Un intero capitolo è dedicato alla chiarezza del ruolo e porta a comprendere come il sapere chi sono e quali sono i miei ambiti di intervento sia punto di comprensione da rendere inequivocabile: che io sia un manager, oppure un capitano di squadra sportiva, o anche un capo di una qualsiasi funzione di un qualsiasi settore di un qualsiasi gruppo nel quale agisco da referente o responsabile. Non voglio dire che in questo libro ci sia tutto ciò che occorre per ben guidare un team, per ciò avremmo bisogno di duemila pagine, anziché le 200 offerte, e comunque non arriveremmo a leggerle tutte con attenzione. Di certo c’è abbastanza per avviare e rinverdire la nostra nuova carriera di leader migliore, per il quale l’imparare un po’ da ogni situazione diventa atto abituale, e il trasmetterlo azione di riflesso.
Il libro si legge d’un fiato, fino alle riflessioni conclusive, da non trascurare per via della loro ovvia saggezza. Non tenete per voi quanto appreso, tuttavia; l’investimento è facilmente recuperabile estraendone temi di conversazione con il proprio team e quindi diffondendone la cultura.
Recensione a cura di Marina Fabiano




2 responses »
1 marina // Jun 16, 2008 at 1:30 pm
Il tuo commento, Marco, è assolutamente in linea con ciò che la recensione vuole sollecitare: leggiamo, prendiamo spunto, quindi agiamo secondo quanto la lettura ha innescato. Lasciamo libero spazio alle idee, nostre ed altrui, facciamo in modo che ogni suggerimento generi un’azione, magari contraria, ma sempre orientata ad un risultato. Grazie.
2 Marco // Jun 13, 2008 at 8:09 pm
I parallelismi tra le squadre di calcio e i team aziendali non rappresentano di certo una novità assoluta nel panorama letterario manageriale: da questo punto di vista il libro in questione rischia di deludere le attese dei calciofili come quelle dei manager, essendo lastricata di luoghi comuni la strada che dal campo di calcio - con annessi spogliatoi – conduce diretta alla vita in azienda .
Gli autori, da bravi inglesi, si servono delle testimonianze di alcuni esponenti di grido del calcio britannico per delineare la figura di grandi allenatori come Alex Ferguson e Arsene Wenger, tanto diversi tra loro nella gestione del team quanto ugualmente efficaci nel raggiungimento dei risultati.
Al capitano della squadra (“un professionista modesto ed empatico capace di comunicare a tutti i livelli”) è riservato un intero capitolo: non a caso anche il manager di un’azienda si pone nella posizione di cuscinetto tra i vertici societari e la forza lavoro, assumendosi spesso la responsabilità , come afferma Bryan Robson, di affrontare le questioni più delicate dello spogliatoio senza aspettare l’intervento del manager/coach.
Nella parte dedicata alla figura del coach gli autori affermano che “trovare il giusto equilibrio tra sostegno e sfida è fondamentale per un buon rapporto di coaching”. Oltre ai questionari per valutare ambizione e passione, la matrice del sostegno e della sfida si rivela come uno degli strumenti più utili che si possano trarre da questo libro, nel quale nonostante le brevi precisazioni da parte degli autori , spesso si generano equivoci tra la figura del manager calcistico e quella del coach. E’ noto infatti come nel calcio inglese gli allenatori siano più dei manager che dei coach sportivi, ricoprendo ambiti di competenze più vasti di quelli limitati al rettangolo verde.
Per concludere, un breve cenno alle competenze dei componenti del team, presente in avvio di libro. Abbastanza sorprendente, per la mia esperienza, leggere della nuova tendenza in atto secondo cui : “il nuovo modo di pensare sostiene che le aziende devono assumere in base all’atteggiamento e insegnare poi le competenze necessarie.”
Meglio premiare l’approccio o quello che la persona riesce già a fare?
Marco B.
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