Volevo riproporre nel mio nuovo spazio web, quelle che in precedenza ho definito “situazioni appiccicose”.
Sono quei momenti in cui hai dei dubbi, ti senti intrappolato e non sai bene come uscirne. Sono quei contesti in cui ti sarebbe utile confrontarti con qualcuno che comprende, condivide, elabora insieme a te alla ricerca di tutte – ma proprio tutte – le alternative possibili. Quando più che altro avresti bisogno di un coach.
Comincio dal caso dell’obiettivo sfuggente.
I clienti iniziano una relazione con il proprio coach armati del loro obiettivo, a volte non ben articolato, talvolta chiaro nelle loro menti. Mi racconta un collega-coach: “Questo cliente si propone con l’obiettivo di imparare a pianificare, a stabilire traguardi reali ed essere riconosciuto come persona affidabile. Ad ogni incontro, però, l’obiettivo sembra modificarsi leggermente, si lavora ad una nuova definizione ed il cliente assume un atteggiamento risentito nei miei confronti, dato che non si vede evolvere nella direzione che solo lui ha in testa. Mi sembra di perdere tempo e voglio lasciar perdere il cliente. Mentre si esplorano di nuovo le ragioni per cui questi obiettivi non prendono una forma concreta, il cliente scopre una parte emotiva nascosta e confessa che le persone tendono a non voler continuare qualsiasi relazione con lui. Con atteggiamento irritato, mi chiede se anch’io ho intenzione di abbandonarlo. Sono in trappola.”

La prima domanda da fare al coach potrebbe essere: “Perché vuoi abbandonare questa situazione? Cosa vuoi evitare? Cos’è più importante per te, che non continuare la relazione con il cliente?”.
Una risposta sincera ti dirà che tipo di coach vorrai essere. Dopo tutto la trappola te la sei creata da solo accettando una definizione stringata e nebulosa dell’obiettivo. Il target “stabilire obiettivi ed essere riconosciuto come persona affidabile” è troppo vago, è tuo il compito di renderlo più chiaro e concreto attraverso una buona riformulazione. Se parliamo invece di obiettivi che si modificano, possono esistere casi diversi. In qualche caso il cliente ne raggiunge uno e passa ad un secondo risultato da raggiungere. In altri casi più diffusi, l’obiettivo non coincide con ciò che il cliente desidera davvero, sono obiettivi-doveri. Oppure significa che l’attenzione deve essere posizionata sulle ragioni che non permettono di avanzare. Direi che il tuo desiderio di scappare nasce quando entrano in gioco le emozioni del cliente, quando ti senti responsabilizzato perché il lavoro non procede bene. Questa è una bella esperienza da cui trarre insegnamento per riflettere sui tuoi spigoli relazionali ed imparare a trattarli in te e negli altri riconoscendoli come parte possibile del dialogo esplorativo. O invece è il caso di stabilire che il tuo coaching non vuole entrare nella sfera delle emozioni, e allora lo dichiari sin dall’inizio della relazione, e quando le incontri le mostri al cliente e le sorpassate insieme, se possibile. O ancora decidete che è il caso di suggerire un coach diverso da te, verso cui lo accompagnerai con serenità professionale.
Tu come agisci di fronte ad obiettivi che mutano come alieni?
Hai sviluppato qualche formula particolare per concordare gli obiettivi e mantenerli stabili? Fino a che punto ti senti disposto a lasciarti coinvolgere nella sfera emotiva del cliente?
La tua opinione, da inviare a marina AT coachingstudio.it , farà parte di un prossimo documento riepilogativo.




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