Quando un coach diventa conosciuto ed apprezzato, si ritrova sommerso dalle richieste.
Da parte di coach alle prime armi, da persone che ne desiderano i consigli e i suggerimenti per diventare coach esperti, da contatti che chiedono “dritte” per acquisire nuovi clienti o per entrare nelle aziende, da altri coach che ne chiedono l’appoggio, da vecchi clienti che sentono un legame duraturo. Che fare?
All’inizio c’è il fascino della notorietà, il piacere di aiutare e di condividere le proprie esperienze ed i propri successi. Poi subentra il timore di farsi travolgere dalle richieste e di non riuscire più a gestire le priorità: lavoro o supporto? Gratuito o a pagamento? Come declinare gentilmente e continuare ad essere un esempio ed un aiuto?

Non c’è risposta limpida: ognuno di noi deve poter fissare i propri confini con serenità, ed esprimerli con chiarezza senza sentirsi egoista. Naturalmente vogliamo essere generosi e dare ciò che forse abbiamo a nostra volta ricevuto. Ma fino a che punto? Per esempio, potremmo identificare quando diciamo “sì” mentre desideriamo dire “no”. Leggendo nel passato, possiamo individuare le volte che abbiamo accettato e risposto mentre non ne avevamo il tempo nè la voglia? Se siamo davvero onesti con noi stessi siamo anche in grado di riconoscere quando decidiamo di essere di supporto solo perchè vogliamo apparire buoni e generosi, o anche per non sentirci in colpa. Le decisioni prese senza reale motivazione spesso ci portano al risentimento e allo stato di ansia, allo stress negativo. Dobbiamo invece imparare a negarci prima di sentirci agganciati ad una situazione che non desideriamo affrontare.
Esiste anche un altro punto di vista.
Può darsi che il fatto di ricevere tante richieste sia l’evidenza che la nostra professionalità sta evolvendo, da coach a mentor di altri coach. Un’idea potrebbe essere quella di scrivere qualche pagina che raccolga le richieste che ricevete con maggior frequenza (le famose Frequently Asked Questionsl) e regalarle con gioia a chiunque chieda il vostro aiuto. Potreste inviarle con tanti auguri di futuro successo, e anche offrire un piccolo contratto di coaching a costo contenuto per approfondire gli aspetti non evidenziati nel vostro scritto. In questo modo non sarete nella posizione di negare il vostro appoggio, ma riuscirete a trasformare il problema in opportunità di ulteriore lavoro, sempre se lo desiderate.
E ancora, una buona iniziativa potrebbe essere quella di concentrare tutte le richieste in una teleclasse periodica, durante la quale risponderete a tutti i convenuti a fronte delle domande che avrete raccolto in un dato periodo e rimandando altre risposte ad ulteriori future teleclassi. Perchè le persone che si rivolgono a voi, in realtà non vogliono risposte standard, ma gradiscono un pò del vostro acume, un pizzico della vostra attenzione, un briciolo del vostro tempo e del vostro personale supporto.
D’altro canto, condividere le nostre conoscenze con generosità fa parte dell’essere coach.
Come il fatto di esporre etica e standard e tutti quei sani principi che fanno di un coach un professionista integro ed esperto. Come divulgare il coaching secondo le indicazioni della International Coach Federation e, di conseguenza, della Federazione Italiana Coach. Come parlare dell’importanza della certificazione ICF a garanzia dei clienti di tutti.


5 responses »
1 Marco // Mar 31, 2008 at 5:42 pm
Come luogo d’incontro nell’ambito del coaching mi sembra che questo sito sia veramente molto ben concepito e soprattutto aggiornato.La Federazione Italiana Coach da questo punto di vista è a mio parere ancora qualche passo indietro.
Congratulazioni a Marina.
2 marina // Mar 31, 2008 at 4:27 pm
Anche Marco, però, ha ragioni da vendere… chi li aiuta gli aspiranti coach? Allora andiamo ad interrogarci: noi, all’inizio della nostra fulgida (!!) carriera come abbiamo fatto? Da chi abbiamo avuto consigli e opportunità? Come possiamo ricambiare offrendo supporto ad altri? Penso che la Federazione Italiana Coach sia un buon angolo di incontro, insieme ai coach che volontariamente offrono spunti, occasioni, strumenti a cui accedere liberamente (come questo blog, giusto?). Appartenere o no a scuole di coaching, piuttosto che agire da liberi professionisti, non prescinde dall’etica di consigliare le mosse corrette, quelle adatte al coachee/aspirante coach, senza farsi fuorviare dal business a tutti i costi. E’ però vero che assumere un coach insegna parecchio, e sono convinta che le tariffe preferenziali tra colleghi possono davvero funzionare. Cordialità. Marina
3 marina // Mar 31, 2008 at 4:21 pm
Grazie di cuore, Francesco, del tuo intervento. Penso che alla fine il suggerimento (che un coach non dovrebbe mai dare, ma che alla domanda “tu cosa faresti?” non si esime dall’offrire il proprio parere fondato sulla propria situazione) sia “VA’ DOVE TI PORTA IL CUORE”, e non solo dove ti attira il portafoglio. Ti leggo sempre volentieri. Marina
4 Marco // Mar 31, 2008 at 3:30 pm
La questione mi sembra un po’più delicata rispetto a quanto prospettato da Francesco , in quanto nel caso specifico non si sta trattando di un cliente qualunque, ma di un coachee che vorrebbe diventare coach e non sa bene in che modo farlo.
A mio parere un coach esperto disposto ad ascoltare gli interrogativi e le insicurezze dei neofiti, se vuole essere credibile e persuasivo, non dovrebbe innanzitutto appartenere a scuole di coaching che offrono programmi di certificazione e/o di accreditamento: in tal modo si eliminerebbe uno dei più prevedibili e frustranti risultati che un coachee possa attendersi da un colloquio di orientamento: l’invito ad iscriversi ad un corso di certificazione tenuto dal coach stesso.
Inoltre il coach dovrebbe ricordare a se stesso che l’esperto della materia è il coachee, ponendo in secondo piano la questione vagamente discriminatoria della solida esperienza professionale come requisito essenziale per l’affermazione dell’aspirante coach sul mercato. Non so quanti coach si considerino realmente degli esperti nel non essere esperti. A parte i principi dell’ICF e quelli della filosofia socratica.
Cordiali saluti
Marco B.
5 Francesco // Mar 29, 2008 at 11:52 pm
Ciao Marina, ciao a tutti i Coach italiani che seguono questo blog.
Innanzitutto complimenti per la nuova veste grafica e per il prosieguo della tua linea di divulgazione e condivisione della pratica del Coaching.
Il tema che porti alla nostra attenzione è interessante ed attuale, e desidero svolgervi alcune considerazioni.
CHI SONO I COACHEE CHE VOGLIAMO E CHI SONO I COACHEE CHE CI VOGLIONO?
Oggi per esempio pensavo ai miei 6 Coachee privati attualmente in corso di accompagnamento, e in parallelo ai 12 che sto seguendo in ambito aziendale. Facendo un bilancio stagionale, non ho potuto fare a meno di pormi una domanda: “Quanto mi gratifica accompagnare persone che spinte da esigenze organizzative (Direzione R.U.) vengono a me affidate da Socità, Agenzie o direttamente dalle stesse Risorse Umane?
Bene, la risposta che ho ottenuto, in sede di auto-coaching, è stata che risulto molto più motivato a seguire Coachee privati, cioé persone che individualmente e a loro spese chiedono di poter fare coaching con me per trovare un supporto nell’elaborazione di loro obiettivi personal-professionali .
Dopodicché ho fatto un altro bilancio, questa volta di marketing, per verificare quanto mediamente mi remunerano queste due tipologie di Coachee.
In questo caso il risultato ottenuto va contro i miei stessi interessi economici, nel senso che mediamente un Coachee inviatomi da un’Agenzia o da una Direzione R.U. mi permette di fatturare da 120 a 160 euro all’ora, a fronte di spese per i Coachee privati che si attestano intorno ai 110 euro all’ora.
Un Coach orientato al mercato sa bene che dovrebbe svolgere una professione di aiuto, si, ma che lo gratifichi anche sul piano economico. Personalmente sono convinto che le soddisfazioni migliori siano quelle che derivano dai tuoi clienti soddisfatti e dai conoscenti dei tuoi clienti che ti cercano per effetto del passaparola.
Permettetemi una similitudine enogastronomica.
In Italia ci sono ristoranti famosi dove, in presenza di menu alla carta impreziositi da termini esterofili, mangi bene e paghi caro. Ci si arriva spesso perché qualcuno ha invitato lo chef del ristorante in TV o perché una rivista patinata ne ha pubblicato le foto eleganti.
Poi ci sono ristorantini meno visibili in cui arriva gente da ogni parte e di ogni ceto sociale, per mangiare altrettanto bene e spendere il giusto. Non capiresti come mai arrivino in tanti lì, proprio in quel ristorantino, fino a che il cliente, dopo aver preso il caffé ti dice: “Aveva proprio ragione il mio amico quando mi ha detto devi assolutamente andare da Ciccio, dove mangi bene e paghi il giusto”.
Nel coaching, come nella ristorazione, il segreto non è mangiarsi i clienti a vicenda, ma alimentare meccanismi professionali e virtuosi che sviluppano il mercato del coaching.
Cordialmente
Francesco di Coste
PCC _ ICF
Coach Interdipendente
(al servizio di tutti, sovrano del mio lavoro)
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