Si tratta di una delle situazioni appiccicose più frequenti, dato che i coach neofiti iniziano a fare pratica con gli amici. Attenzione alla trappola: meglio sperimentare con “conoscenti“, persone con cui si ha un rapporto conviviale ma non troppo coinvolto; persone con cui si riesce più facilmente ad estraniarsi dalla relazione esistente e a non buttarsi a dare consigli credendo di conoscere la situazione a contorno. Questo non sarebbe coaching, ma schierarsi e condurre l’amico/a nella direzione che riteniamo sia la migliore.
Il quesito è stato posto di recente alla commissione di ICF che si occupa di etica. Di certo fare coaching con una persona amica non porta a violare alcuna regola codificata, tuttavia esistono opinioni divergenti. Potrebbe essere una “situazione appiccicosa” a causa del potenziale conflitto tra i ruoli (amico/a e coach).
Definiamo il coaching una “relazione professionale che permette alle persone di produrre risultati straordinari in ogni area di interesse - vita privata o professionale“.
L’amicizia, per sua natura, prevede una relazione personale. Le aspettative dei ruoli possono essere differenti. L’amicizia vuole la reciprocità del dialogo, parliamo un pò di te e un pò di me. Invece, nella conversazione di coaching il cliente è il nucleo, è il l cliente che decide di cosa parlare. Il contratto, fondamentale nella relazione di coaching, non è previsto nel rapporto amicale. Alcuni coach preferiscono non mescolare i ruoli. Nel caso si decidesse di agire da coach per una persona amica, meglio tener d’occhio qualche regola etica importante:
• Non divulgherò alcun aspetto della relazione coach-cliente per mio vantaggio o beneficio personale.
• Se ritengo che il mio cliente possa trarre maggior beneficio da una relazione con un
altro coach, o da altre fonti, lo incoraggerò a cambiare.
• Cercherò di evitare conflitti tra i miei interessi e quelli del mio cliente.
All’interno della relazione di coaching esistono situazioni in cui un feedback diretto e genuino è necessario. Difficile farlo con una persona amica per timore di perdere l’amicizia. Dirottarel’amico/a verso un collega potrebbe rivelarsi ardua decisione, potrebbe significare che altrisono meglio di noi. Un possibile conflitto potrebbe emergere nel caso l’amico/a si rivelasse reticente a rivelare ciò che davvero sente, per timore, anche in questo caso, di rovinare l’amicizia. La persona amica stessa, ad un certo punto della relazione, potrebbe accorgersi di non voler condividere il proprio privato e frenare la conversazione, senza sapere come uscirne.
La limpida definizione dei ruoli, lo stabilire confini ed aspettative, la promessa di dichiarare le proprie emozioni in qualsiasi momento per decidere insieme i passi successivi, una sorta di contratto privato: ciò può contribuire enormemente a rendere più liscia una situazione altrimenti complicata e rischiosa.


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