Come la vogliamo definire? Un’idea, una disciplina, una metodologia, un’abitudine comportamentale, un processo di sviluppo? Che altro? Non chiamatela terapia, né rimedio, anche se alla fine la psicologia entra in punta di piedi nella cultura del Manager sotto forma di collaborazione, supporto, sostegno verso la soluzione di determinati problemi, più o meno evidenti, più o meno identificati.
Il Coaching rappresenta un’attività di consulenza individuale assimilabile al “Counselling” e al “Mentoring”. In Italia non abbiamo ancora trovato un sinonimo che, tradotto, abbia un significato riconducibile all’interpretazione Americana, dove per l’appunto nasce, come tutte le novità legate al comportamento manageriale. Si diffonde quindi nel resto del mondo ed approda in Italia, dove viene adattato alla scettica mentalità dei nostri manager fai-da-te, anche grazie alla presenza di aziende globali o internazionali che insegnano a essere meno sospettosi e più curiosi verso le novità. Al momento il coaching è presente in sordina, anche se gli individui che affollano il mondo degli affari cominciano a masticarne il concetto, superficialmente ma con interesse.
Il Coaching nasce dall’ambiente sportivo. Non esiste campione né bravo atleta che non lavori su sé stesso, sul proprio miglioramento progressivo, a stretto contatto con il suo “coach”, l’allenatore. Questo termine è di sicuro il più adatto a definire il coaching, l’allenamento, ma è troppo assimilato all’ambiente sportivo per essere riciclabile in altri settori. L’allenatore, come tutti ben sanno, è quella persona che, forte dell’esperienza accumulata praticando il medesimo sport, o qualcosa di affine, grazie alle competenze raccolte in attività passate, utilizzando ulteriori conoscenze acquisite con lo studio specifico, fa emergere dallo sportivo generico un campione fuoriclasse. Il coach sa valutare le potenzialità del suo cliente, ne tira fuori il talento nascosto e lo porta allo scoperto, ne affina le risorse, colma le eventuali lacune, smussa le spigolosità comportamentali, lo sostiene nel suo percorso verso il successo.
Spesso il successo è silenzioso, intrinseco, personale, invisibile. E’ rappresentato dal fatto di raggiungere i propri obiettivi, dall’identificare i propri desideri interiori e dal renderli concreti, dal vivere con serenità e appagamento la propria vita professionale. Non solo professionale.
Ogni persona è responsabile del proprio destino, almeno in buona parte. Il destino è costruito con le decisioni che prendiamo ogni volta che ne incontriamo l’opportunità o la necessità. Prendere una decisione, ammesso di farlo senza troppi dubbi, non basta, occorre associare la convinzione che proprio questa è la decisione adatta a noi, al momento, alla situazione. Decidere ci permette di entrare nel futuro da protagonisti, anziché essere travolti dagli eventi; decidere ci fa vivere con passione ogni eventuale cambiamento che il caso voglia offrire o imporre, invece di subirlo con stoica inevitabilità. Ogni decisione è bene programmarla, analizzarla nei minimi dettagli e in tutte le possibili sfaccettature. Le giustificazioni postume non contano.
Prendere una decisione non basta, dicevamo. Occorre poi mettersi in moto, definire le azioni che porteranno a realizzare il cambiamento, verificarne le conseguenze passo dopo passo, essere attenti ad inserire le eventuali modifiche in movimento, controllare l’andamento degli eventi, e così via. Una volta imparato il metodo, prendere decisioni diventa come mangiare ciliegie: una tira l’altra con consapevole soddisfazione. Non esistono decisioni sbagliate, esistono ripensamenti convinti e modifiche operative lungo la strada. Ogni errore è un elemento di esperienza che ci porta un passo più avanti. Il segreto sta nella flessibilità del comportamento, nel saper riconoscere il momento giusto per cambiare rotta. L’importante è non farsi travolgere dall’inazione, non farsi avvolgere dall’immobilismo. Il coach supporta e aiuta l’esecuzione del programma che il cliente ha identificato come il più idoneo ai propri ritmi e alle proprie convinzioni.
Avere degli obiettivi fa parte della vita quotidiana, quella fatta di bisogni primari e quella composta di elementi professionali. Stabilire dove si vuole arrivare, definire come arrivarci, stilare un piano di azioni operativamente concreto, muovere un passo dopo l’altro, verificare le risultanze in moto, attuare le eventuali varianti e verificare ancora: questo è il metodo. Il coach collabora con il cliente affinché gli obiettivi siano chiari e consistenti, e i traguardi non siano solo dei miraggi nebulosi, le soluzioni siano evidenti o vengano inventate con consapevole creatività. I risultati si ottengono per mezzo della strategia, strettamente collegata alla tattica. Il linguaggio è guerresco, ma la consistenza è garantita.
A volte è necessario individuare le lacune, le manchevolezze, le scarsità conoscitive che impediscono il prosieguo dell’avventura verso il successo. Il coach esplora i lati deboli insieme al cliente e aiuta ad identificare i passi più adeguati ad arricchire di esperienze e competenze quel talento già prossimo ad essere valorizzato. La scoperta dell’autostima, l’evoluzione della leadership personale e professionale, fanno parte del metodo comportamentale che il coach aiuta a sviluppare.
Dunque non solo per gli sportivi. Certo, anche gli artisti – nel mondo dello spettacolo, ad esempio – lavorano su se stessi a stretto contatto con il proprio coach. Valutano il proprio talento, lo amplificano, lo rendono adatto al mercato (molto prosaico, ma efficace), lo migliorano o lo modificano: il tutto accompagnati dal coach, che li porta per mano verso l’autonomia di sicurezza e di stima personale. E che dire dei personaggi politici, quelli che ardono dal desiderio di emergere? Hanno ottenuto, e ottengono, risultati brillanti spesso con la fattiva collaborazione del coaching.
A livello professionale il coaching è senza dubbio di grande utilità per manager di ogni estrazione e livello: dal professionista collaudato abituato a decidere in grande autonomia, all’imprenditore che si è costruito un impero in totale solitudine; dal giovane manager rampante desideroso di correre a grandi balzi verso fama e successo, all’appena promosso funzionario timoroso di non farcela, al nuovo elemento del flessibile mondo lavorativo che non sa come cominciare la propria carriera da sogno. Il coaching permette di pianificare il proprio percorso professionale, di fronteggiare difficili situazioni in cui il cambiamento è una necessità, di affrontare nuove inaspettate responsabilità. Nella costruzione dei team di lavoro, nella struttura dei gruppi che nascono e finiscono nell’arco di un progetto, nell’impasto e nella manutenzione dei team che collaborano da sempre e da sempre sono in perenne conflitto, nel trasferimento del metodo al manager che vuole coltivare da solo il proprio gruppo: il coaching è ben visibile anche in questo.
Le aziende cominciano a rendersi conto che esiste qualcosa di diverso dalla solita formazione generica, e dai soliti benefits, per far contenti i propri elementi di pregio, e offrono sessioni di coaching a chi ne sa apprezzare i vantaggi. I responsabili della popolazione aziendale hanno scoperto con il coaching gli innumerevoli benefici di lavorare con manager che sanno come far funzionare bene la propria squadra, che accettano obiettivi ragguardevoli con il sorriso sulle labbra, che si muovono attivamente ed ottengono risultati migliori spendendo meno energie. Spesso sperimentano il coaching in prima persona, poi lo raccomandano all’interno dell’azienda, sia ai manager loro pari, sia a chi ha la responsabilità di guidare un team.
Anche la vita personale a volte ha bisogno di piani d’azione condivisi per diventare un percorso sereno verso ciò che i nostri desideri suggeriscono. Il benessere fisico e mentale, l’equilibrio tra lavoro e tempo libero, il miglioramento delle relazioni con gli altri, la scoperta della propria creatività ed autonomia, tutti, ma proprio tutti, possono trarre benefici dalla collaborazione con il coach.
Naturalmente si sta evolvendo la concezione di etica e di standard comportamentali anche per la professione del coach. Esistono associazioni, alcune internazionali, che raggruppano già un bel numero di coach che aderiscono a questi standard e garantiscono la condotta professionale ad elevato livello che il resto del mondo ha già adottato. Il coach è un professionista che, usando esperienza e conoscenza dal proprio bagaglio culturale, lo arricchisce con le competenze metodologiche che l’associazione mette a disposizione, sia attraverso corsi e certificazioni adeguate, sia per mezzo di incontri periodici, scambio di esperienze e di casi studio, discussioni aperte in gruppi di lavoro specifici.
Ma come lavora un coach? Ecco, in questo caso si parla di metodologie standard o personalizzate, di strumenti di lavoro disponibili o creati su misura, di tempi e caratteristiche che entrano di prepotenza nel metodo professionale personale. Esiste parecchia letteratura al proposito, basta entrare in libreria ed attingere al ricco minestrone delle parole scritte per scoprire altro ancora di questa affascinante quanto nuova forma di consulenza tagliata e cucita addosso alle persone e ai loro casi.
Questo è il coaching, e ancora di più. E’ accompagnamento verso i propri traguardi, è conversazione aperta e positiva in cerca della soluzione adatta, è condivisione delle decisioni e della strategia per attuarle, è colloquio privato con l’esperienza e con se stessi, è esplorazione guidata verso i cambiamenti che il mondo propone. Che altro? E’ da provare.




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