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Senza leader

February 12th, 2008 · 1 Commento

Senza leader

Senza leader
Storia del ragno e della stella marina
Di Brafman e Beckstrom, ed ETAS.

Perché un network funziona e il gruppo parallelo no? Quali sono le molle che spingono le persone a lavorare senza compenso economico?

Il ragno rappresenta l’organizzazione tradizionale, quella centralizzata che si avvale di un leader (la testa del ragno), il quale a sua volta si appoggia sui collaboratori (le zampe del ragno). Le difficoltà sono le solite: motivare, coinvolgere, comprendere, attivare, e chi più ne ha più ne nomini. Il rischio è palese (via la testa, le zampe barcollano e muoiono).

La stella marina è il network, fatto di gambe indipendenti ma idealmente associate tra di loro. Il centro non è il capo, ma soltanto il nucleo del corpo che tiene insieme i componenti esterni (le gambe, quelle che trottano, per l’appunto).

I chiari esempi di network di grande successo si rispecchiano e si diffondono nel mondo virtuale. Internet, grazie alla sua comodità comunicativa, ha dato un enorme impulso alle attività di networking. Da skype a napster, da wikipedia a eMule, molti sono i casi di visibile successo. Se invece vogliamo dare uno sguardo al passato, appaiono esempi di altrettanto grande diffusione: AA (alcolisti anonimi, replicati con altre note dipendenze), il movimento per l’abolizione della schiavitù, quello per la parità femminile, tanto per citarne alcuni.

L’idea nasce da “Senza leader”, recente pubblicazione di Etas (scritto da Brafman e Beckstrom), e si sposa felicemente con l’esperienza della Federazione Italiana Coach o anche di Assodel. Da qui parte lo spunto a disquisirne per offrire a qualsiasi gruppo con obiettivi acclarati qualche marcia in più per arrivare alla meta, o almeno per cominciare a viaggiare.

Il network si regge su cinque gambe: come una stella marina, se perde temporaneamente un arto – o anche due – sopravvive e si rigenera. Se invece tutte le gambe lavorano insieme, l’idea può davvero decollare.

Gamba nr 1: il network
L’appartenenza ad un network (prendiamo ad esempio gli associati della Federazione Italiana Coach) è di per sé un privilegio. Occorre iscriversi (pagando una quota in denaro) ed essere ammessi, occorre aderire alle regole fondamentali, si partecipa mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie competenze senza un ritorno economico. Un network può avere un numero molto vario di partecipanti, anche molto ampio, ben tenendo presente che se è vero che in molti di diffonde meglio l’ideologia, in pochi si prendono decisioni più rapide e mirate, e si agisce più facilmente.
I componenti del network agiscono con autonomia e flessibilità, sempre agganciati alle linee guida proposte dal centro della stella marina, che lancia il messaggio ma non guida alla sua attuazione, anzi, si mette da parte e permette che gli altri agiscano in libertà. Il network possiede leggi, regole e norme: o ci si allinea o si esce dal circolo. Anche all’interno del network convivono gli scrocconi, quelli che prendono i vantaggi ma danno poco o nulla in cambio. Quando gli altri partecipanti se ne accorgono, possono arrivare ad emarginarli. Nella stragrande maggioranza dei casi, per fortuna, chi entra in un network lo fa spinto dal desiderio di contribuire e collaborare.

Gamba nr 2: il catalizzatore
In ogni network – in particolar modo nei sottogruppi operativi – emergono uno o più catalizzatori. Sono persone che hanno la volontà di mettere in moto il processo e, senza desiderio di protagonismo, cedono il controllo agli altri. E’ un chiaro esempio di leadership laterale, espressa tra persone gerarchicamente alla pari. Il catalizzatore ispira e sprona all’azione. Ha competenze chiare e definite:
- sincero interesse per gli altri e per il loro successo
- capacità di creare connessioni e relazioni
- abilità nella mappatura dei ruoli e di scovare opportunità interattive intrecciate
- passione e intelligenza emotiva
- fiducia e ispirazione
- tolleranza nell’ambiguità
distacco dalla creatura creata

Gamba nr 3: l’ideologia
I sistemi aperti offrono un senso di comunità, ideale per persone che lavorano in quotidiana solitudine ma sentono la necessità di aggregarsi con i propri simili. L’ideologia funge da denominatore comune, da collante tra i partecipanti che aderiscono al network. La Federazione Italiana Coach, visto che questo esempio stiamo analizzando, ha l’ideale del coaching, e della sua diffusione ed applicazione integra ed allargata. E’ una libera associazione di professionisti che, al suo interno, operano senza compenso alcuno. In cambio del loro tempo ed impegno ottengono formazione reciproca, idee e strumenti applicabili al proprio lavoro, visibilità e auto-motivazione. Ma nulla più, se non l’orgoglio di essere parte di un progetto ideologico che impatta sulle persone.

Gamba nr 4: il network pre-esistente
Il bello del network è la capacità di rigenerarsi in modo autonomo. Nasce, si trasforma, talvolta si assottiglia e perde vigore, qualcosa (o qualcuno) lo rilancia e riparte. Non si perde nulla dell’esperienza passata, ma su questa si continua a costruire. Se un arto della stella marina viene amputato, il nucleo ha la capacità di rigenerarlo e renderlo come nuovo, ancora più vigoroso.

Gamba nr 5: il paladino
Il paladino è un membro del network che sposa l’ideologia e ne fa il centro della propria esistenza. Se il catalizzatore ha del carisma, il paladino va oltre. Oltre ad ispirare e spronare all’azione, crea un’aura di diffusione dell’ideologia che lo accompagna sempre, ne è permeato. Intrinsecamente iperattivo, il paladino opera nel network con grande efficacia. Più propenso alla diffusione esterna che non al raccordo dei membri, non agisce per gloria personale.

Le cinque gambe in azione.
Essere parte attiva di un network significa cogliere le palle che vengono lanciate e portarle a canestro. Non stiamo giocando una partita, ci stiamo allenando per essere – quando occorre – una squadra affiatata, quella che vince. Abbiamo, e rispettiamo, le regole del gioco, vogliamo che gli spettatori si appassionino, passino con noi momenti avvincenti, imparino qualcosa. E che il resto del mondo si riferisca a noi come l’esempio di integrità e professionalità del coaching.

Categorie: Recensioni

1 risposte »

  • 1 Marco // Apr 16, 2008 at 6:55 pm

    Ho esitato più del solito prima di decidere se acquistare o meno “Senza leader” di Ori Brafman e Rod Beckstrom: mi sono chiesto subito quale fosse la relazione diretta tra un libro sul potere segreto delle organizzazioni a rete e uno dei siti Internet italiani più all’avanguardia in materia di coaching, non trovando immediatamente delle risposte adeguate.
    In realtà, tra le cinque gambe della stella marina, il catalizzatore sembra possedere alcuni degli ele-menti distintivi di un buon coach: un sincero interesse per gli altri, una spiccata intelligenza emoti-va, l’approccio indiretto (non ispirato cioè alla logica del comando) e soprattutto il distacco (anche un buon coach , dopo il suo ciclo di sessioni, conclude la sua opera e si congeda dal coachee).
    Il testo contiene molti esempi reali di organizzazioni a rete,partendo dagli Apache e dalla loro capa-cità di sottrarsi alla colonizzazione spagnola grazie all’estrema decentralizzazione (a differenza di Aztechi e Incas), fino ad arrivare ad aziende protagoniste dell’era Internet come e-bay, Amazon , Skype, ,Wikipedia e Google, passando per Napster, gli Alcolisti Anonimi ed e-Mule.
    In verità non si parla solo di stelle marine dai buoni propositi, anche Al Qaeda e i quartieri più mal-famati del Kenya dove essa è fortemente radicata, rientrano nella categoria delle organizzazioni de-centrate, e gli autori provano anche a suggerire dei metodi su come debellarle.
    Dopo la prima lettura e una volta individuate le differenze tra stelle marine, organizzazioni centra-lizzate e quelle ibride, trovo azzardata (forse per un mio limite personale o per scarsa conoscenza specifica) l’esemplificazione di far rientrare la Federazione Italiana Coach nella categoria delle or-ganizzazioni a rete, ravvisandovi invece elementi di centralizzazione che farebbero spostare l’ago della bilancia verso l’organizzazione ibrida piuttosto che verso il network puro. E’ pur vero che l’ultimo capitolo è un invito degli autori a ricercare un punto di equilibrio ideale, dopo che gli stessi avevano ammonito i lettori sulla relazione esistente tra l’introduzione dei diritti di proprietà all’interno dei circoli e la scomparsa delle stelle marine a tutto vantaggio delle organizzazioni ge-rarchiche (come nel caso degli Apache e degli Alcolisti Anonimi).
    Molti gli spunti di riflessione, confermati anche i miei dubbi iniziali sull’acquisto del libro.E tra i ringraziamenti, uno in particolare : “Dobbiamo riconoscere che quasi tutti i catalizzatori che lavora-no per un cambiamento positivo sfuggono alla rilevazione dei radar. Ci togliamo il cappello davanti a loro”.

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